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18 Gennaio 2005
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Niente cave sul monte Rotondo.
15 Settembre 2004
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Raccolte 1200 firme!
15 Agosto 2004
Petizione contro l'istituzione del bacino estrattivo
26 luglio 2004
Adozione Programma Provinciale delle attività estrattive
I Documenti
 Delibera della Provincia
 Programma Provinciale (90 Mb)
 Petizione (16 Kb)
 Incotro del 21 Sett. (81 Kb)
Osservazioni al Piano Provinciale delle Attività Estrattive (PPAE) della Provincia di Ancona per lo stralcio del bacino estrattivo di Monte Rotondo.
Al Presidente della Provincia
Enzo Giancarli
All'Assessore all'Attività Estrattive
Patrizia Casagrande Esposto

Considerando che nel Piano delle Attività Estrattive della Provincia di Ancona, (Elaborato b - Relazione tecnico-illustrativa - punto 2 - Obiettivi, pagina 105) si afferma che obiettivo del PPAE è "localizzare i bacini estrattivi in ambiti territoriali ampiamente condivisi dalla comunità locale ratificando l'intesa con i Comuni interessati mediante accordi di programma e/o di pianificazione", con il presente documento, il Comitato di Difesa di Monte Rotondo, gruppo costituito da cittadini, sulla base di un consenso frutto della raccolta di 1357 firme inviate in Provincia l'8 settembre 2004 e le 757 allegate alla presente osservazione, in nome della gente che risiede in questo territorio, vi vive e vi lavora, chiede lo stralcio totale del bacino estrattivo Monte Rotondo dal Piano cave adottato il 26 luglio 2004 dalla Provincia di Ancona per le seguenti motivazioni:

Punto 1 : Il Piano classifica il bacino estrattivo Monte Rotondo (Elaborato b - Relazione tecnico-illustrativa - punto 4 - pagina 115) come "bacino di materiale di difficile reperibilità" quando invece il materiale in questione è ampiamente diffuso in tutto l'Appennino Umbro-marchigiano e nella stessa Provincia di Ancona, come qualsiasi Carta geologica conferma.

Punto 2 : Il Piano crea un bacino estrattivo ex-novo su Monte Rotondo, senza considerare che su questo territorio non sono mai state intraprese coltivazioni di cave, a parte un iniziativa di circa 30 anni fa che fu subito bloccata dalla popolazione locale.

Punto 3 : Riteniamo che i criteri secondo i quali (Elaborato b - Relazione tecnico-illustrativa - punto 6 - criteri d'individuazione dei bacini estrattivi - pagina 115) "i perimetri dei bacini estrattivi (…) sono stati modellati tenendo conto della viabilità e dei principali lineamenti morfologici quali linee di crinale e corsi d'acqua" non siano adeguati per l'area considerata, visto che il Piano definisce territorio estrattivo frazioni come Canterino, Doglio, Monterosso, Capatoro, Canderico, Sementana, lambisce Rotondo, ignorando che sono luoghi abitati da famiglie di residenti e con ciò dimostrandosi incurante delle conseguenze negative derivanti dalla coltivazione delle cave, quale che sia la loro localizzazione, sulla qualità della vita ed il valore economico del territorio.

Punto 4 : Il Piano (pagina 115) definisce il Monte Rotondo "un possibile bacino estrattivo di calcare stratificato di tipo maiolica" che nessun fattore penalizzante può limitare perché privo di vincoli, seguendo un percorso metodologico (pagina 114, punto 3) che, pur citando il Piano Paesistico Ambientale Regionale (PPAR), non tiene conto del fatto che il Monte Rotondo di Sassoferrato è qui inserito come emergenza geo-morfologiche, perché affiorano ben visibili le serie giurassiche della successione stratigrafica umbro marchigiana.

Punto 5 : Stabilendo l'assenza di fattori penalizzanti per Monte Rotondo (Relazione Tecnico-illustrativa - pagina 18), il Piano non tiene in considerazione che tra Monterosso, Rotondo, Doglio e la strada provinciale Pergola-Sassoferrato, il Monte rappresenta in realtà un'unità geologico-paesaggistico-ambientale di notevolissima valenza, che qualsiasi tipo d'intervento estrattivo altererebbe.

Punto 6 : Il Piano (pagina 116), con la nota "In fase di elaborazione dei progetti sarà necessario valutare attentamente l'accesso all'area di cave" riconosce che qualsiasi coltivazione di cava implica la disponibilità di una viabilità adeguata per il passaggio dei mezzi pesanti e questo rappresenta un grosso problema per il territorio.
Infatti, oggi l'area è percorsa da piccole carrareccie ad uso agro-forestale e risulta in pratica priva di qualsiasi antropizzazione. Pertanto, qualsiasi viabilità ideata per l'estrazione della maiolica e/o della scaglia rossa, viste anche le caratteristiche morfologiche, coinvolgerebbe tutto il monte aggredendone gran parte dei versanti e modificando, di conseguenza, i caratteri propri di tutta l'area, compromettendone in maniera definitiva il valore ambientale. Senza considerare i danni che tale traffico pesante comporterebbe alla rete viaria esistente, già precaria anche se solo ad uso dei residenti.

Punto 7 : Il Piano (pagina 116) afferma che "la zona si presenta racchiusa dalle colline circostanti che costituiscono una naturale protezione visiva della futura attività di cava". Tale affermazione è assolutamente infondata se si considera la visibilità del Monte dalla strada provinciale Pergola - Sassoferrato e, in particolare, dalla Madonna del Sasso (nel comune di Pergola), luogo di pellegrinaggio che completa l'iter religioso del visitatore al Santuario della Madonna del Cerro.

Punto 8 : Il Piano enumera le eccellenze floristiche e la biodiversità esistenti sul territorio, privilegia le aree già protette dalla legislazione nazionale e regionale senza tener conto dello stato di fatto di Monte Rotondo. L'eventuale coltivazione di cave provocherebbe l'alterazione dell'unità geologica paesaggistico-ambientale con gravi conseguenze sul carattere selvaggio di pregio dell'area.
Il Monte costituisce, di fatto, una delle ultime aree Wilderness italiane, ragione per la quale gruppi di cacciatori, da anni, utilizzano in modo ottimale l'area come "zona addestramento cani" ritrovando in questo territorio tutte le caratteristiche necessarie per risvegliare gli istinti naturali degli animali. Caratteristiche sempre più rare da trovare in un mondo dove velocità ed economia dettano legge e dove si continua a rincorrere un'urbanizzazione di cui, invece, potremmo spesso fare a meno.

Punto 9 : Il Piano (pagina 18) riconosce che "la Maiolica prevalentemente calcarea presenta una permeabilità alta per fessure e canali". E, infatti, il Monte Rotondo è palesemente ricco di acqua. Le fonti perennemente aperte nelle frazioni e il nome stesso d'alcune località, come Sasso Pisciatoio e Fonte dei Sorci, lo confermano. Senza dubbio, la coltivazione delle cave sconvolgerebbe la circolazione idrica superficiale e profonda con conseguenze difficilmente prevedibili ma che potrebbero essere anche molto gravi, in particolare per le zone di Canterino, Sementana, Doglio e l'approvigionamento idrico della città di Pergola. Con un grave rischio anche per la fonte della Madonna del Cerro, luogo di venerazione perché ritenuta miracolosa dai credenti.

Punto 10 : La coltivazione delle cave provoca l'alterazione dell' unità geologica paesaggistico-ambientale con gravi conseguenze sulla fauna dell'area. Sul Monte Rotondo, tra i MAMMIFERI c'è l'importante presenza della LEPRE, dell'ISTRICE, del TASSO, dello SCOIATTOLO, della FAINA, della DONNOLA, del GHIRO, del MOSCARDINO, della VOLPE, del DAINO, del CAPRIOLO e del CINGHIALE. Come specie nidificanti e migranti, si rilevano numerosi rapaci diurni e notturni, il BARBAGIANNI, la CIVETTA, il GUFO, il FALCO PELLEGRINO, la POIANA, la BECCACCIA, il COLOMBACCIO, la TORTORA, il PICCHIO, e numerosissime specie di UCCELLI SILVANI. Tra gli uccelli, si rivela l'eccezionale e recente nidificazione della STARNA. Specie inserita nella Red List Nazionale (lista delle specie a rischio d'estinzione) con individui reintrodotti nella preziosa ed importante Zona Addestramento Cani della Federazione Italiana della Caccia. Una nidificazione significativa perché rare sono le zone nelle quale questo uccello riesce a tessere un legame con il territorio e a nidificare. Attualmente una ventina di esemplari attestano della riuscita reintroduzione.
Ambiente che va protetto come conferma l'art.64 bis delle norme tecniche di attuazione del Piano Paesistico Ambientale Regionale che identifica i principali obiettivi del piano rispetto ai beni faunistici , in particolare "sulla protezione e conservazione degli ambienti adatti alla sosta, riproduzione e sopravvivenza delle popolazioni animali selvatiche; la protezione e conservazione delle specie faunistiche rare, esclusive o in via di scomparsa tenuto conto dell'intera loro area vitale necessaria alla sopravvivenza; le iniziative volte ad incrementare le popolazioni di specie animali selvatiche presenti nel nostro territorio anche rimovendo le cause che ne impediscono la diffusione e riproduzione; il mantenimento dell'attuale assetto ambientale, quando favorevole alla fauna selvatica di interesse biologico, con interventi attivi sull'ambiente per favorirne la presenza, conservazione, sosta e diffusione ". Un insieme d'obiettivi che appaiono palesemente incompatibili con l'attività di coltivazione delle cave anche in aree di ridotte dimensioni, in quanto influenza l'intero ecosistema minacciando la sopravvivenza della fauna esistente.

Punto 11 : La coltivazione delle cave provoca l'alterazione dell'unità geologica paesaggistico-ambientale con gravi conseguenze a livello botanico.
Il piano sembra scollato dalla realtà ambientale del luogo che risulta frutto delle popolazioni locali, secondo un modello di sviluppo perfettamente armonizzato con l'ambiente naturale.
La situazione oggettiva della zona di Monte Rotondo, individuata come bacino estrattivo, appare ben diversa da quella che sembra emergere dalle valutazioni del PPAE presentandosi come un ricco patrimonio naturalistico-storico-ambientale che esprime la tipicità del paesaggio submontano delle aree interne a ridosso dell'Appennino umbro-marchigiano.
Il territorio di Monte Rotondo è caratterizzato:
da una copertura quasi uniforme di boschi misti di latifoglie governati a ceduo che si sviluppano su terreni subacidofili con abbondanza di cerro (Quercus cerris) associato a roverella (Quercus pubescens), carpino nero (Ostrya carpinifolia), orniello (Fraxinus ornus), acero napoletano (acer obtusatum), acero campestre (acer campestre), con specie erbacee poco comuni come la Sthaelina dubia e specie endemiche dell'Italia centrale come il Dianthus ciliatus, ben rappresentate su questo territorio; eccezionalmente in prossimità del Sasso Pisciatoio sulla Balza del Corvo si trovano alcuni monumentali faggi secolari.
Nel versante esposto a Ovest-sud-ovest dove affiorano gli strati rocciosi, creando un paesaggio decisamente rupestre (sono presenti fenomeni di carsismo ipogeo), lo sguardo incontra vigorosi ed uniformi boschi di leccio (Quercus ilex), anche con copertura specifica da parte del leccio superiore al 80%, che salgono fino alla sommità di Monte Rotondo a 803 m, con carpini e ornielli decisamente marginali.
Tra i lecci dominanti abbonda l'erica arborea, specie tipica di substrati acidofili che nel territorio marchigiano non è facile incontrare associata al leccio.
Nel versante con esposizione Est-sud-est si sviluppa il rimboschimento a conifere impiantate negli anni Cinquanta dopo la chiusura della miniera di zolfo di Cabernardi.
Tra le specie di sottobosco risultano particolarmente interessanti, nelle formazioni più mesofile, alcune felci (da esaminare per conoscerne con certezza la specie) e una vasta popolazione del raro Ruscus hypoglossum.
Da sottolineare che l'agrifoglio (Ilex aquifolium) ed il pungitopo (Ruscus aculeatus), oltre che il leccio, sono stati inseriti nell'elenco delle specie floristiche protette della Regione Marche (Legge Regionale n.7 del 13 marzo 1985, aggiornata con Legge Regionale n.8 del 10 gennaio 1987).
La maturità raggiunta dalla copertura boschiva naturale e dai rimboschimenti contribuisce a dare uniformità al paesaggio forestale interrotto solo da ampie distese pascolive che salgono dai 550 metri fino alla sommità, parzialmente colonizzate da vigorosi arbusti di ginepro comune (Juniperus communis), ginepro rosso (Juniperus oxicedrus), ginestre (Spartium junceum), rosa canina e giovani piante di querce che segnalano il vivace dinamismo della vegetazione.
La grande varietà di funghi - sono presenti l'Amanita Solitaria, l'Amanita Giunchiglia, l'Amanita Vinata, l'Amanita Vaginata, l'Ovolo Buono, il Chiodino, la Moretta, il Prugnolo, l'Imbutino, il Sanguignol, il Verdonem la Colrbina Verde, la Russola, il Gambesecche, il Torino, il Caprine, il Ranine, le Campanelle e gli pregiatissimi Porcini - e il ricercatissimo Tartufo rendono ancora più prezioso il bosco.
Pascoli, boschi, fasce di vegetazione arbustiva, rimboschimenti favoriscono la presenza di un ricco e vario patrimonio faunistico.
Monte Rotondo per le sue accessibili quote, per la bellezza e la ricchezza degli habitat ha esercitato un forte richiamo per gli abitanti dei villaggi più prossimi, ma anche per escursionisti amanti della natura, sportivi e cacciatori che sulle sue terre trovano ristoro e relax. Tutto questo non fa che avvalorare la forte e spontanea vocazione di questo territorio per un turismo di tipo naturalistico-ambientale.

Punto 12 : Il Piano non tiene in nessun conto che il territorio è interessato dal fenomeno carsico, in particolare nell'area di affioramento della maiolica.
Sul versante esposto ad Est, poco sotto la sommità pianeggiante detta Le Battute, sono state rinvenute due cavità carsiche ipogee note con il nome di Grotta del Mandorleto e Grotta del Tesoro. Belle ed ampie sale, in particolare la seconda, con le sue concrezioni di calcare bianchissimo, stallattiti e stalagmiti in gran parte attive, presentano alcuni cunicoli laterali ancora da esplorare.
Ma il vero interesse di queste grotte è costituito dall'eccezionale presenza di specie appartenenti all'ecosistema ipogeo. Si rileva, infatti, la presenza di una numerosissima popolazione di artropodi appartenenti al genere Dolicopoda, di numerosi aracnidi e di una vasta popolazione di chirotteri (alcune centinaia di individui, nella grotta maggiore) appartenenti al genere Rhinolophus e ad altri generi non ancora identificati. Inoltre si rilevano tracce della frequentazione occasionale di esemplari di istrice (si rinvengono numerosi aculei) e di tasso (con tane e fatte).
La presenza diffusa di vaste popolazioni di chirotteri va indubbiamente considerata come indicativa del buono stato di conservazione dell'ambiente naturale circostante che favorisce la presenza di tali specie. Altre condotte carsiche rinvenibili verso la sommità Le Battute testimoniano dell'ampia diffusione del fenomeno carsico nell'area.
Da sottolineare che la Legge Regionale n. 12 del 23 febbraio 2000 "Norme sulla speleologia", tutela le aree che presentano forme di carsismo superficiale ed ipogeo (art.4 e art.5 L.R. 12/2000).
Così come è da sottolineare che le specie di chirotteri presenti nelle grotte sono considerate "specie di interesse comunitario" (art.1, comma 1 e allegato B del D.P.R. n. 357 /1997) la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di protezione (Z.P.S). - Vedere Foto Allegate

Punto 13 : Altro aspetto non meno importante e senz'altro da approfondire è la presenza di probabili insediamenti umani preistorici nelle due grotte su menzionate, come alcune tracce rinvenute dopo una prima indagine farebbero supporre.

Ancora più interessanti dal punto di vista archeologico, la presenza di frammenti di vasellame rinvenuti sulla sommità collinare Le Battute, a pochi centimetri di profondità nel terreno. Ad una prima superficiale analisi, tali frammenti sembrerebbero appartenere a varie epoche storiche, forse anche pre-romane. I reperti confermerebbero la presenza di insediamenti umani antichi su quest'area che già la particolare morfologia e la posizione geografica suggeriscono, essendo dominante sulle principali vie di comunicazione del fondovalle.

Punto 14 : La coltivazione delle cave provoca l'alterazione dell'unità geologica paesaggistico-ambientale con gravi conseguenze sul valore storico-culturale dell'area.

Il Monte Rotondo, chiamato nella nostra tradizione rurale Monte del Doglio, è un testimone d'eccezione della nostra storia.
Di una storia fatta di contadini, d'eremiti e di partigiani.
Un Monte che ha visto lo spopolamento dei paesi arroccati sulle sue falde e la loro trasformazione, con il passare degli anni, in una meta morale obbligata per figli e nipoti di abitanti costretti ad emigrare cinquanta anni fa. Giovani e meno giovani alla ricerca di natura, di tranquillità e, soprattutto, delle proprie origini, che stanno riaprendo e ristrutturando case chiuse da decenni ben decisi ad investire il proprio futuro su queste campagne. Quelle stesse persone tanto osannate nelle politiche di sviluppo regionale del territorio e che invece sarebbero irrimediabilmente allontanate da questi luoghi se fossero deturpati dalle cave.

Un Monte che ha ampiamente già dato. Che ha subito le piogge acide e per questo è stato in parte rimboscato, su finanziamento della Montecatini, dalle mani di minatori ormai senza più lavoro. Un'operazione d'altri tempi che ha ispirato le poesie di un'emigrante d'eccezione: Oreste Crescentini, in Canada.

Un Monte che reca nel suo paesaggio le tracce di metodi tradizionali di coltivazione.
La parcellizzazione delle proprietà e la gestione stessa del godimento dei beni di dominio collettivo, delegata ad una Comunanza Agraria dagli Stati Pontifici nel 1894, - come si legge nel documento originale manoscritto del "Regolamento Organico della Comunanza Agraria Doglio e Sementana in esecuzione della legge 4 agosto 1894 n°397" - costituiscono le radici della gente del territorio. Un modo ancestrale di vivere il monte e di conservarlo, che va preservato e tutelato per le generazioni future.
Perché è nel recupero della diversità e della peculiarità del territorio, risorse intangibili per definizione, che la nostra società troverà sempre la propria identità e la propria storia.

Punto 15 : L'apertura delle cave provoca l'alterazione dell'unità geologica paesaggistico-ambientale con gravi conseguenze alla capacità dell'area di sviluppare turismo.

Il Monte Rotondo rappresenta il vertice di un triangolo turistico potenzialmente interessantissimo per lo sviluppo dell'area. Un triangolo i cui altri vertici sono costituiti dal neonato Parco della Miniera di Zolfo di Cabernardi, archeologia industriale in grado di attirare flussi turistici importanti, beneficitario di un importante e recente finanziamento, e dal nostro prezioso Santuario della Madonna del Cerro, meta di preghiera e di riflessione che da anni attira folle di pellegrini, pilastro del Turismo Religioso negli Itinerari della Fede della Regione Marche.

Un luogo che offre pace e quiete a chi vi si reca e ha spinto la Chiesa ad investire nell'ospitalità dei pellegrini creando ventidue posti letto in una struttura, prossima all'inaugurazione, accanto al Santuario del Cerro.

La presenza di sentieri rende quest' area un territorio adattissimo al trekking, al mountain bike, all'equitazione, con pittoreschi sentieri particolarmente adatti all'escursionista amatore della natura. Il suggestivo "anello dell'anfiteatro" merita tutte le sei ore di percorso.

Un insieme di condizioni che hanno stimolato operatori ad investire in Bed & Breakfeast, Agri-Turismi, Country Hotel e ha portato semplici privati ad interessarsi al progetto pilota di Self Catering della Comunità Montana dell'Esino Frasassi.

La coltivazione delle cave, con i suoi rumori, il suo inquinamento, il suo traffico pesante, è incompatibile con il turismo, vocazione naturale dell'area.

Un settore in piena effervescenza che pone la Regione Marche al centro dell'attenzione perché offre un ambiente variegato di mare e di monte, un ricco patrimonio storico, monumentale e culturale, fatto anche di eccellenze enogastronomiche, raggiungibile con mezzi propri dalla maggior parte dei paesi europei.

L'ambiente, fonte di turismo, impulso di una nuova imprenditoria, opportunamente finanziata già da qualche anno dalla Provincia di Ancona, in grado di dettare legge ad un nuovo futuro economico perfettamente eco-sostenibile, in questi tempi caratterizzati dall'esodo degli imprenditori e dei grandi investitori agricoli verso paesi stranieri.


Punto 16 : La coltivazione delle cave provoca l'alterazione dell'unità geologica paesaggistico-ambientale con grave conseguenze sul futuro dell'area.
Perché, dietro alla nostra richiesta di stralcio del bacino estrattivo di Monte Rotondo dal PPAE esiste la volontà di costruire un progetto pilota innovativo che preservi il lato selvaggio del Monte e rafforzi il ruolo dell'area addestramento cani, aiutando i cacciatori a programmare ed attuare il ripopolamento della selvaggina; creare percorsi didattici naturalistici per le scuole o per semplici turisti della natura e favorire percorsi sportivi tipo trekking, mountain bike ed equitazione; stimolare la destagionalizzazione del turismo facendo convivere attività venatorie e tempo libero.


Per tutte le ragioni su elencate, chiediamo alle Autorità competenti di non autorizzare attività estrattive sul Monte Rotondo e l'intero territorio ad esso direttamente collegato annullando il bacino estrattivo individuato dalla provincia di Ancona nel suo P.A.E.
I Firmatari
Il Coordinatore
Véronique Angeletti
11, Loc. San Mariano di Rotondo, 60042 Sassoferrato

I Promotori
- 22/11/2017 06:14:45 movimento pro Monte Rotondo comitato@ilmonterotondo.it